Omelia di S. E. Rev.ma Mons. Davide Carbonaro in occasione dei funerali di S. E.za Mons. Agostino Superbo
Arcivescovo Metropolita emerito di Potenza Muro Lucano Marsico Nuovo
Minervino Murge 4 agosto 2026
Saluto Sua Eccellenza Mons. Luigi Mansi Vescovo di Andria, si uniscono nel ricordo orante Il Cardinale Matteo Zuppi Presidente della CEI e il Segretario S. E. Mons. Giuseppe Baturi. Saluto Mons. Satriano Arcivescovo Metropolita e Presidente della Conferenza Episcopale di Puglia, i confratelli Arcivescovi e Vescovi di Puglia e Basilicata, i Presbiteri, Diaconi, i Consacrati e le Consacrate, la Famiglia di Mons. Agostino Superbo in particolare il carissimo Michelangelo e la sua Signora, quanti si sono presi cura di don Agostino soprattutto nel tempo della malattia, il Signor Sindaco di Minervino Murge, le Autorità civili e militari e tutto il popolo di Dio.
Alle prime luci dell’alba del “primo dei sabati” (Mt 28,1). Così i vangeli registrano il tempo sospeso, la trama che tesse il giorno nuovo senza tramonto. In quelle ore ancora segnate dalla notte, il Risorto incontra Maria e la chiama per nome. Pietro e Giovanni corrono al sepolcro per vedere e credere (Cf. Gv 20). Le porte del cenacolo e dei cuori si aprono alla voce del Vivente che fa piovere la rugiada della Pace e dello Spirito oltre misura. Sono le “stesse ore” di domenica 2 Agosto, mentre la Chiesa si preparava ad intonare l’inno pasquale all’Agnello immolato per noi, trafitto e vivente (Cf. Ap 5,6), l’Arcivescovo Agostino Superbo, padre della nostra Chiesa di Potenza Muro Lucano Marsico Nuovo e figlio di questa amata Chiesa di Puglia, si abbandonava alle braccia di quella misericordia divina che sempre ha cercato nel suo cuore di discepolo docile e con animo grato di pastore e sentinella nella Fede, ha dispensato al popolo santo di Dio.
Don Agostino è stato uno di quegli uomini che attraversano la storia della Chiesa, lasciando poche parole e molte tracce. Sono le tracce dell’incontro intimo con il Redentore, come quelle che Giobbe vorrebbe scrivere con stilo di ferro e con piombo, ma che il Dio della vita trasforma in parole eterne, che incidono il cuore, perché l’incontro con Lui è per sempre (Cf. Gb 19,24). Vedere Dio è il desiderio mai consumato del cuore umano; è il segreto nascosto che ciascuno di noi pone nell’intimo. Se ci sei fatti vedere, mostrati a me! E’ la sfida della ricerca esistenziale, interiore, che attraversa l’intero testo biblico. E’ il grido supplice del Salmista che diventa la nostra preghiera per te oggi, carissimo don Agostino: “Una cosa ho chiesto al Signore questa sola io cerco abitare nella tua casa tutti i giorni della mia vita” (Sal 26,4). Ma il Signore lascia in noi tracce sue, attraverso le nostre, che dobbiamo seguire con irresistibile coerenza.
Nell’Arcivescovo Agostino segnaliamo la fisionomia di uno dei maestri testimoni della Chiesa post conciliare, formatore di cuori prima che di menti. Padre che ha generato uomini al presbiterato presso il Seminario diocesano di Andria e poi presso il Seminario regionale di Molfetta. Mons. Superbo ci insegna a educare senza imporsi, perché chi educa occupa il posto di un Altro, che non delude mai le nostre speranze. Educare vuol dire prestare la propria fedeltà allo Spirito Santo che continuamente è versato nei cuori per far crescere nella piena statura della pienezza di Cristo (Cf. Ef 4,13). Grazie per il tuo sguardo vigile e per la tua discrezione convinta. I preti che hai servito ed amato nella formazione e nel governo delle Diocesi che la Chiesa ti ha affidato, ti ricordano con nostalgia, perché una vocazione non si costruisce con la sorveglianza, ma con la fiducia vigile della sentinella che getta lo sguardo oltre l’apparente, e scruta, seppur da lontano, il sorgere del giorno. Grazie per quello che sei stato e continui ad essere nel cuore delle Chiese che hai servito ed amato.
Un uomo di fede profonda e autentica, vissuta con umiltà e coerenza, che non si limita alle parole, ma diventa amore concreto per il prossimo. Che si ostina nel credere che ogni persona è un dono prezioso e che il bene compiuto nel silenzio possiede un valore infinito. La sua intelligenza non è soltanto quella di una mente brillante e veloce nel comprendere la complessità delle cose, ma anche ferma nel prendere le decisioni, mettendo sempre il rispetto e l’umanità al centro delle sue relazioni; è l’intelligenza del cuore: quella che sa ascoltare prima di giudicare, comprendere prima di condannare e costruire ponti dove altri innalzano muri e che la fede, quando è sincera, non divide né impone: illumina, accoglie e dona speranza.
Insomma, un uomo essenziale, sobrio nello stile, dinamico nell’azione, rigoroso senza essere rigido. Don Agostino, come il Signore Gesù non hai voluto perdere nessuno di coloro che il Padre ti ha dato (Cf. Gv 6,39), ma ti sei perso come Cristo, per amore, dentro il cuore di figli e figlie, per i quali hai custodito la volontà del Padre e generato il Regno. I piccoli e coloro che sanno leggere i segreti del cuore te ne sono grati. Un pastore custodisce il gregge di Cristo senza imporre se stesso, senza creare fotocopie sbiadite, senza sostituirsi alla responsabilità degli altri. Il tuo ministero episcopale abbracciato come un dono, ha confermato la tua vocazione nata tra le contrade di Minervino, ed è diventata cifra spirituale della tua azione apostolica. Infatti, chi serve il mistero pasquale di Cristo nello spessore della debolezza, continua a mostrare quell’amore di Dio che muore per noi e con noi e ci fa rivivere in lui. Questa è la tua impronta testimoniale lasciata nella Chiesa di Sessa Aurunca, di Altamura-Gravina-Acqua viva delle fonti, di Potenza Muro Lucano Marsico Nuovo e nei servizi di Assistente Nazionale dell’Azione Cattolica e Vice Presidente della CEI. Non hai mai smesso di tenere insieme la fedeltà al Vangelo e l’attenzione ai segni dei tempi. Nel tuo sguardo era possibile leggere quella compassione di Cristo sempre pronta alla riconciliazione, per la quale siamo stati salvati mediante la sua vita (Cf. Rm 5,10). Il tuo sguardo di pastore, è stato sempre rivolto alle periferie umane e sociali, alle emergenze del presente, alle fatiche della comunità, alle contraddizioni dei cuori induriti che ti hanno provocato non poco dolore. La Chiesa per te non fu una cittadella da difendere, ma una madre da servire ed amare. Fu necessario per lei soffrire nel silenzio, nel pianto e nella solitudine, ma senza mai smettere di rendere gloria a Cristo, per mezzo del quale, tutti, abbiamo la riconciliazione e la pace.
Carissimi fratelli e sorelle, oggi perdiamo un autentico uomo di Chiesa, un uomo di Dio, tutto d’un pezzo, capace di coniugare autorevolezza e mitezza, governo e ascolto, fermezza e umanità. Mentre salutiamo in questa Eucarestia di pace che fa una e bella la Chiesa, il nostro fratello Agostino, pastore buono e vigoroso, riceviamo dalle mani del Padre di Gesù un intercessore che continua a generare in noi la forma di Cristo oltre il silenzio della morte, perché: “Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.



