“Ci sono inizi che hanno il sapore delle cose già conosciute: il suono della campanella, i corridoi che tornano a riempirsi, i libri nuovi o quelli passati da una mano all’altra, l’orario da imparare, un posto da scegliere in aula. Per qualcuno c’è l’emozione del primo giorno, per altri la sensazione di ricominciare qualcosa che conoscono bene. Eppure nessun anno scolastico è uguale a quello precedente”. Lo scrive mons. Davide Carbonaro, arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, in un messaggio in occasione dell’inizio dell’anno scolastico ricordando che lo scorso anno ha avuto “la possibilità di entrare in molte scuole, di incontrare studenti, docenti, dirigenti, personale scolastico. Porto con me soprattutto i volti, le domande, le parole scambiate, anche quelle nate quasi per caso nei corridoi o al termine di un incontro. Visitare una scuola – scrive – significa accorgersi subito che essa non è fatta anzitutto di edifici, programmi, orari. È fatta di persone che ogni mattina si ritrovano, si cercano, qualche volta si evitano, imparano a conoscersi. Proprio da quegli incontri nasce l’augurio che desidero consegnarvi all’inizio di questo nuovo anno scolastico”. Ciascuno – aggiunge – arriva “portando qualcosa che non comparirà nel registro elettronico: attese, paure, domande, desideri, esperienze vissute nel corso dell’estate. Qualcuno arriva contento di ritrovare gli amici, qualcuno avrebbe preferito che l’estate non finisse. C’è chi ha voglia di mettersi alla prova e chi parte già convinto di non farcela. Ci sono ragazzi che fanno di tutto per essere notati e altri che diventano silenziosi proprio quando avrebbero bisogno che qualcuno si accorgesse di loro”. L’inizio di un nuovo anno scolastico ci chiede di “tornare ad accorgerci gli uni degli altri, perché prima della lezione, c’è un volto, una storia, una persona”. L’augurio è quello di “non guardare i compagni soltanto come quelli con cui dividere un’aula. Tra quei volti potrebbe esserci qualcuno che ha bisogno di una parola, di un posto lasciato libero accanto a sé, di non essere deriso per un errore. Potrebbe esserci anche qualcuno che vi farà vedere il mondo da un punto di vista che non avevate mai considerato”. Ai docenti il presule augura di “conservare, anche nei giorni più faticosi, la capacità di vedere chi hanno davanti” e alle famiglie di “poter vivere la scuola non come un terreno sul quale difendere ad ogni costo i propri figli, ma come un luogo nel quale affidarsi reciprocamente una parte della loro crescita”. Ai dirigenti e a tutto il personale: “anche un corridoio, una segreteria, un ingresso possono diventare luoghi nei quali una persona si sente accolta oppure semplicemente tollerata”. Come Chiesa, in questo anno “abbiamo scelto di tornare a interrogarci proprio sulla relazione: una relazione che trova in Cristo la sua radice e diventa criterio del nostro modo di agire e delle nostre scelte”.
Inizio anno scolastico: mons. Carbonaro: “non guardare i compagni soltanto come quelli con cui dividere un’aula

