Festa regionale di San Gerardo Maiella nel terzo centenario della nascita

Omelia di S. Ecc.za Mons. Davide Carbonaro,

in occasione della festa regionale di san Gerardo Maiella

nel terzo centenario della nascita

Muro Lucano 2 settembre 2026

 

“Sono stato conquistato da Cristo Gesù” (Fil. 3,12). Mentre il mondo corre verso le derive del successo a tutti i costi, dell’arroganza del potere che mortifica i piccoli, il Signore ci invita a fare esperienza di lui su un altro terreno, quello della relazione intima con la sua persona, che non mortifica i cuori, ma li libera, conquistandoli per amore e solo per amore. Viviamo un tempo di ricatti affettivi, economici, politici, di paternità sullo sfondo e di maternità generatrici di ansie. La competizione sociale spesso esasperata dalla paura di arrivare ultimi, di sentirsi scartati, genera affanno, sopraffazione indifferenza. Il potere in mano a pochi che si avvalgono di paradigmi tecnocratici i quali, grazie ai sistemi digitali alimentano la logica dell’efficienza e il controllo del profitto. Le continue guerre alcune ormai alle nostre porte, alimentano l’oblio di una pace conquistata dai nostri Padri con grandi sacrifici e perdite di umanità senza prezzo e oltre ogni misura.  Di fronte a questo scenario in cui la nostra umanità vive come sospesa e insicura, Papa Leone scrive la sua prima enciclica esortando tutti i credenti e gli uomini di buona volontà, a riflettere seriamente sulla deriva dell’umano staccato dal suo principio fondante ed amante: il Dio creatore e redentore. Le due immagini bibliche tra esse speculari con le quali si apre l’enciclica, vogliono aiutarci a comprendere il senso della “conquista” umana. Da una parte Babele, il progetto di dominio che finisce per disumanizzare; dall’altra le rovine di Gerusalemme ricostruite pezzo per pezzo come opera di responsabilità condivisa (Cf. Magnifica humanitas 90).

La nobile figura di san Gerardo Maiella figlio di questa terra e della nostra Chiesa, di cui quest’anno ricorrano i trecento anni dalla nascita, avvenuta proprio in questa cittadina di Muro Lucano, ci permette di guardare a lui come icona del riscatto dell’umano e come realizzazione piena del guadagno di chi lascia tutto, per seguire Cristo. E’ una logica che sfugge ai parametri dell’economia reale, misurata dall’accumulo spesso disinteressato e generatore di indifferenza, valutata attraverso il risparmio spropositato e mal condiviso a discapito dei poveri e degli ultimi, voluta per l’efficienza e l’utile immediato. Gerardo abbandonandosi alla Provvidenza innalza il “Pil” delle risorse spirituali, affermando con le sue scelte paradossali e contro corrente, che la sublimità della conoscenza di Cristo e la sua amicizia, valgono più di tutti i beni della terra. Gerardo conquista i cuori, perché i suoi lineamenti portano i tratti del vangelo che non è una norma o un semplice stile di vita, ma è una persona da amara e per la quale spendersi.

Una vita, la sua, dedicata a “spezzare catene inique”, quelle che tengono prigionieri i cuori dal giogo del maligno. Lo troviamo allora in casa dove il male insidia le relazioni, incrina gli affetti, si serve del sopruso per deridere il prossimo, “puntare il dito”. Gerardo apprende dalla nobile arte del sarto che è possibile ricucire fratture, ridare colore alla speranza, tessere la cima degli affetti con l’ordito della carità divina. Un processo che insegna a coniugare la dimensione verticale, con quella orizzontale, l’umano e il divino, rendendo vivo nel cuore dell’uomo il mistero dell’Incarnazione.

Lo troviamo per strada a “dividere il pane con l’affamato” a diventare lui stesso “casa per i miseri” tetto di misericordia e vestito per gli abbandonati. Ne ha fatta tanta di strada Gerardo. Ha percorso in lungo e in largo le nostre contrade per portare Cristo che ha camminato davanti a lui con la sua gloria e la sua giustizia. Il suo fisico asciutto e la sua caducità a causa di continue malattie, generarono in lui un’altra forza, quella che manifesta il Signore nella debolezza umana: “Lo invocherai e il Signore risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: Eccomi”.

Gerardo fu giardino e sorgente che non si prosciuga, che non inaridisce, perché il suo cuore fu legato alla sorgente divina. Da lui riconosciamo la forza generativa che trasmette la vita. In un tempo come il nostro nel quale la vita umana è mortificata, disprezzata, annullata, Gerardo indica la sorgente del grembo materno come speranza irrinunciabile dell’umanità. Il diritto primario alla vita riaffermato da Magnifica humanitas è il primo fondamento del diritto umano. Senza la sua tutela incondizionata l’esercizio di qualsiasi libertà o diritto perde di significato. Difendere la vita significa opporsi alla cultura dello scarto che considera la persona un dato o un fattore produttivo da affidare agli algoritmi. Torniamo a benedire con Gerardo il grembo materno, pensiamo al grembo delle nostre mamme. Se siamo qui, non lo dobbiamo al caso, ma all’accoglienza gratuita e amorevole che rispecchia lo sguardo di Dio su ogni uomo e ogni donna.

Gerardo è “fiore di santità che ha profumato la Chiesa intera” (Leone XIV, Lettera ai vescovi di Basilicata), il frutto maturo delle nostre Chiese di Basilicata. Gli chiediamo che le nostre Comunità crescano sempre più in comunione e fraternità, avendo avanti agli occhi il primato di Cristo e il servizio del popolo di Dio. Che l’evangelizzazione dei semplici e dei lontani avvenga prendendosi cura delle fatiche, delle ferite e delle speranze degli uomini e delle donne del nostro tempo, dove il Padre di Gesù Cristo vuole oggi abitare. Stendi la tua mano amica sui giovani Gerardo, tu lo fosti in un tempo difficile e tra tante fatiche umane e sociali. I nostri giovani hanno bisogno di chi crede in loro, di chi apre strade possibili, senza deluderli ne mortificarli. Papa Leone scrivendo ai Vescovi di Basilicata incoraggia i nostri ragazzi e le nostre ragazze: “A scoprire la bellezza di una vita che, donata agli altri, viene moltiplicata per amore e senza limiti. Non lasciatevi rubare la speranza dalle ombre del precariato o dalla tentazione di abbandonare le vostre radici”.

La nostra terra di Basilicata che ti acclama suo Patrono e Amico, non si stanca di riconoscere la bellezza di una terra segnata da fatiche storiche e da ritardi dovuti a scelte incoerenti. Amare la propria terra, amare l’umanità non vuol dire ferirla e abbandonarla, ma farla crescere come luogo dove coltivare interessi non di parte, ma condivisi. Dove perseguire la sussidiarietà e l’amore disinteressato per il bene comune. In uno sguardo di coesione civile e unità fra le nostre aree interne frammentate e a rischio di collasso, la sapienza della politica deve andare oltre l’interesse del momento, o di parte. Ecco perché Papa Leone invita i mondi istituzionali ad: “Armonizzare con giustizia i diversi interessi in gioco, cercando un equilibrio tra beni particolari e beni d’insieme, senza lasciare indietro i più deboli” (MH, 63). Gerardo in questo ebbe una visione che fu quella del Vangelo, il quale, avendo Cristo avanti a sé, insegna a visitare gli ultimi, vestire i poveri, accogliere lo straniero, perché è mio fratello in umanità, e il sole del Padre celeste sorge su di me e su di lui.

Grazie san Gerardo fratello dei piccoli e dei giganti della fede. La Chiesa ti celebra perché la tua semplicità moltiplica gioia e genera coesione sincera. Non lascare incompiuta la bellezza di questo tuo popolo dalla fede granitica. Risveglia in tutti noi le esigenze del Vangelo che c’invita ad essere non spettatori del sacro, ma protagonisti corresponsabili dell’annuncio, come lo fosti tu: pellegrino di bene e innamorato del volto di Cristo Gesù.