Inizio dell’Anno Accademico dell’Istituto Teologico di Basilicata, affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale

Le prime comunità cristiane non furono esenti dal fascino della sapienza umana prodotta dei propri sforzi intellettuali e spesso all’origine di divisioni o personalizzazioni. I moniti di Paolo e di Giacomo nelle loro lettere, spingono a guardare in alto, a far dialogare la sapienza del cuore con quella che Dio distribuisce nella sua liberalità (Cf. Gc 3,13-18). A questa docilità evangelica, fa appello l’Apostolo Paolo quando afferma la sapienza della croce (1Cor 1,18-25) che rende disponibili ad accogliere in pienezza il mistero di Cristo Gesù, venuto dall’alto ad abitare la fragile carne della nostra umanità (Gv 1,14). Proprio in questi giorni Papa Leone ha celebrato con una lettera apostolica i sessanta anni della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis. L’incipit del testo con l’espressione Gravissimum mi fa pensare non solo al peso e alle esigenze del compito educativo, ma anche il mistero che per noi, discepoli di Gesù esso racchiude. La tradizione biblica offre nei termini alcune indicazioni. Il termine Kavòd in ebraico oltre ad indicare la pesantezza, sostiene il concetto della gloria di Dio (Es 40,34), manifestata in tutta la sua forza rivelatrice, ma al contempo, in tutta la sua distanza dall’umano (Cf. Es 33,18-23). La tradizione giovannea riprese nel concetto di doxa, termine peraltro usato nella filosofia per esprimere l’opinione, la forza biblica della gloria divina; per il Quarto evangelista rivelata appunto nella passione del Signore. Colui che sarebbe stato innalzato da terra avrebbe manifestato il compimento dell’ora e della gloria divina (Cf. Gv 1,14; 12,23; 17,22). La liturgia, d’altro canto ripropone attraverso la lex orandi tale indicazione, affermando che: “Il Cristo nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce è modello agli uomini che sono chiamati a tenere presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della resurrezione” (Messale romano, Orazione colletta domenica delle palme).  La Passone del Signore, la manifestazione della sua gloria, è l’autentica scuola per la quale il credente attinge la sapienza che viene dall’alto. Memore di questo, il nostro Istituto teologico, è chiamato sì a coltivare la sapienza umana, ma a farla dialogare continuamente con questo Mistero di amore che è lievito di speranza per tutto il genere umano.