Il presidente Caritas Ambăruş: Non si possono schiacciare i lavoratori, sono i più colpiti dal carovita

Intervista all’arcivescovo di Matera Irsina, e presidente della Caritas, Benoni Ambăruş: se non si danno risposte concrete a lavoratori disperati, spiega, si può arrivare alla violenza, che è sempre da condannare. Chi guadagna di più deve pagare più tasse. L’arcivescovo chiede ai politici di non manipolare la gente sui migranti. Il viceministro Salvini promette ai trasportatori il rapido sblocco di 480 milioni di euro

di Sara Fornaro – Cittànuova

A chi interessa il Sud Italia? A conti fatti, è questa la domanda principale che emerge dalle proteste dei lavoratori dissanguati dall’aumento dei carburanti, dovuto alla guerra avviata da Usa e Israele all’Iran. Sono settimane che protestano, senza essere ascoltati dal governo. Solo oggi c’è stato l’incontro in Prefettura a Milano con i rappresentanti degli autotrasportatori, e il vicepremier Matteo Salvini ha promesso il rapido stanziamento di 480 milioni di euro.

Della difficile situazione in corso abbiamo parlato con l’arcivescovo di Matera Irsina, Benoni Ambăruş, presidente della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute e, di conseguenza, anche presidente di Caritas Italiana.

Presidente, in Italia ci sono quasi 5 milioni e mezzo di persone in povertà assoluta. La Caritas è molto impegnata nel portare aiuto ai poveri. Qual è la situazione dal vostro punto di vista?

Va ripensato radicalmente il Welfare, perché non è più sostenibile questa modalità dei bonus, dei piccoli contributi senza soluzioni strutturali. Ripensare radicalmente il Welfare significa avere il coraggio d’immaginare un altro schema, perché qui non è più questione di fare differenza tra stranieri e italiani. Il problema è che l’ascensore sociale è rotto. Questo significa che c’è qualcuno che sta scendendo sempre più in basso e lo stiamo vedendo con le manifestazioni degli agricoltori di questi giorni. Quando la gente arriverà a sentirsi disperata, scatterà anche la violenza, che non è mai giustificabile. Io vedo la situazione di disperazione in Basilicata. Bisogna avere il coraggio di pensare uno schema radicalmente nuovo, una ridistribuzione della ricchezza. Non è più questione di fare piccoli aggiustamenti.

Avete dei suggerimenti concreti in questo senso?

Io penso che la società basata sull’economia del profitto stia facendo impazzire il Welfare e stia facendo impazzire letteralmente troppe persone. Servono criteri di redistribuzione della ricchezza, una tassazione diversificata. Significa uscire fuori dalla follia del fare parti uguali tra disuguali. Chi ha di più, chi guadagna di più, deve dare molto di più, perché oggi la gran parte delle persone viene completamente schiacciata.

Eppure, si esita tanto a tassare gli extra profitti delle banche…

Non entro nei tecnicismi della tassazione delle banche. Di certo però, oggigiorno c’è troppa gente che guadagna tanto e paga poco rispetto a quanto guadagna. E tanta gente che guadagna poco e paga fino all’ultimo centesimo. Questo non è giusto. Per di più, l’aumento del costo della vita non è stato seguito immediatamente da un aumento delle entrate per le fasce più deboli. Stiamo rischiando veramente che le persone si spezzino dentro…