L’invito alla festa, risuonato nel Vangelo domenicale, ha concluso il percorso degli Esercizi spirituali che ho avuto la gioia di condividere con i diaconi permanenti e gli aspiranti della Basilicata.
A guidare le nostre meditazioni è stata la Preghiera di ordinazione dei diaconi, in particolare la parte delle intercessioni, nella quale la Chiesa chiede “letteralmente” al Signore che gli ordinati «abbondino nelle virtù evangeliche». Un’espressione particolarmente significativa: si può abbondare soltanto in ciò che si ha già. La vita viene prima dell’ordinazione. Il ministero diaconale, infatti, è anzitutto un dono da custodire e far crescere ogni giorno nell’amore di Cristo Servo.
Da qui siamo partiti, soffermandoci sulla prima virtù: essere sinceri nella carità. È il fondamento di ogni altra virtù, perché la carità non è semplicemente qualcosa da fare, ma è l’amore stesso di Dio da riconoscere, accogliere e rendere visibile nella quotidianità del ministero, anche nella propria famiglia.
Abbiamo poi riflettuto sull’essere premurosi verso i poveri e i deboli. La premura è quella forma concreta della carità che sa accorgersi delle ferite e delle fragilità altrui. Il buon Samaritano ci ha insegnato non soltanto a fermarci e a prenderci cura, ma anche ad affidare l’uomo ferito alla locanda, immagine della Chiesa. Da qui l’importanza di costruire autentiche reti diaconali, superando la tentazione di diventare semplici “fac totum della carità”.
Un altro passaggio importante è stato quello della rettitudine di cuore e dell’umiltà nel servizio. Essere umili significa vivere nella verità di sé stessi, riconoscendo con semplicità i propri doni e i propri limiti, senza perdere di vista Colui per il quale si serve.
Infine, la parabola delle dieci vergini ci ha aiutato a rileggere tutto il cammino nella prospettiva della vigilanza e dell’attesa dello Sposo. La stanchezza appartiene alla vita di tutti, tanto delle vergini sagge quanto di quelle stolte. A fare la differenza è l’olio custodito nelle lampade: segno di un’attesa che non si lascia banalizzare, ma si alimenta ogni giorno nella fedeltà e nella disponibilità all’incontro con il Signore. L’olio è segno della tua “singolare” disponibilità che non si può “prestare”.
A tenere insieme queste riflessioni è stata la figura di Maria, la Serva del Signore, modello di una vita interamente consegnata alla volontà di Dio.
Ho cercato così di accompagnare questo percorso con una convinzione: il diacono non è chiamato semplicemente a fare qualcosa per gli altri, ma a diventare, attraverso il suo ministero, un segno credibile dell’amore di Cristo e all’edificazione della Chiesa. È questo, in fondo, l’orizzonte della Preghiera di ordinazione: essere di esempio agli altri, senza cercare riconoscimenti, ma confidando unicamente nella ricompensa che viene da Dio.
don Antonio Di Leo



