Dal 6 al 9 novembre si sono tenuti, presso il Villaggio Tabor di Acerenza, gli ESERCIZI SPIRITUALI per i diaconi e aspiranti al diaconato. Vi hanno preso parte, alcuni anche con le loro mogli, dalle Arcidiocesi di Acerenza, Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e Matera-Irsina.
Nel corso delle giornate, guidati da don Domenico Pace, direttore dell’ufficio liturgico regionale, si è meditato come la
liturgia sia fonte e culmine della spiritualità diaconale.
Tre momenti, tra i più significativi, hanno scandito le giornate:
– giovedì l’ordinazione diaconale di Mauro Squillante, diacono permanente dell’Arcidiocesi di Acerenza;
– sabato la visita di Mons. Carbonaro, delegato CEB per il diaconato permanente (in allegato il testo dell’omelia pronunciata durante la celebrazione);
– domenica il pellegrinaggio e la celebrazione giubilare nella Cattedrale di Acerenza, presieduta da Mons. Sirufo.
Affidiamo ai Santi diaconi e martiri lucani, Mariano e Laviero, il continuo cammino di santificazione dei nostri diaconi e degli aspiranti.
don Gerardo Cerbasi, direttore regionale

Omelia in occasione della conclusione degli Esercizi spirituali dei Diaconi di Basilicata
Acerenza 8 novembre 2025
Paolo scrivendo a Timoteo, il giovanissimo vescovo che aveva posto a capo della comunità da lui fondata, chiede che i diaconi: “non siano avidi di guadagno disonesto” (Cf. 1Tm 3,8). Le prime comunità cristiane e quanti ne guidavano le sorti, nell’attesa del ritorno del Signore, erano invitate alla sobrietà, alla essenzialità e all’onestà della vita. La ricchezza e il danaro fonte di avidità e di guadagno disonesto, mettevano in cattiva luce agli occhi di Dio e dei fratelli. Paolo memore della Parola del Signore, condanna nel suo insegnamento lo sforzo personale che pone la fiducia e la speranza nei beni di questa terra, da considerare un mezzo, mai un fine; e da usare con giustizia e generosità, senza legarvi il cuore. In effetti, sappiamo che il servizio evangelico del diacono, fin dall’inizio, fu quello di sovraintendere le mense degli “ellenisti” (gli stranieri) (Cf. At 6,1-6) anche se, subito dopo nel racconto di Atti, troviamo il diacono Filippo ad annunciare il primo kerigma cristiano (Cf. At 8-9). Questo per indicare che nella diaconia l’azione e l’annuncio sono legati in modo imprescindibile. Insomma, il modello rimane quello di Gesù, “venuto a servire e non ad essere servito” (Cf. Mc 10,45), il quale mette insieme “Parole e Gesti” per manifestare l’avvento del Regno.
La Parola oggi ascoltata si muove dentro questa “economia” domestica. La legge che regola la casa di Dio, il Padre di Gesù Cristo. Fondata sull’amore, ha come ricchezza imprescindibile la relazioni con il Signore e tra di noi. Comprendiamo allora, il lungo elenco di saluti che concludono la Lettera ai Romani, nella quale Paolo manifesta i suoi affetti e la sua gratitudine a persone che hanno un volto e una storia. Sono i nomi di uomini e donne che hanno servito il Vangelo, e grazie a loro: la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ora è a noi manifesta (Cf. Rm 16,25-26). La Verità della fede dunque, passa dall’intimità di Dio, all’intimo del cuore umano che è, oggetto della conoscenza divina (Cf. Lc 16,15). Alcuni sono definiti da Paolo collaboratori, altri sono legati alla sua sorte di prigioniero a causa del Vangelo, di cui egli si fa un vanto. È la multiforme opera della grazia che ci fa servi di Cristo Signore in ogni stagione e situazione della nostra esistenza. Questo modo di amministrare la vita, Gesù lo indica nella parabola che Luca ci trasmette. Quella del Vangelo è un’altra “economia” che non si radica nella logica del mondo, ma nell’agire di Dio che non fa preferenze, e amministra i suoi beni con giustizia (Cf. Sal 112,5).
I diaconi nella storia della Chiesa, hanno a volte assunto incarichi importanti, soprattutto nell’amministrazione dei beni temporali. Questa “ambigua” rappresentazione del loro ministero, è messa in luce nella narrazione della Passio del diacono Lorenzo, al quale viene chiesto dal Prefetto di portare innanzi a lui i beni della Chiesa. Lorenzo lo fa, portando i poveri, il vero tesoro della Comunità cristiana, gli amici raccolti sulla terra come risposta alla disonesta ricchezza che li scarta. La ricchezza dei poveri è “disonesta” agli occhi del mondo, ma “onesta” agli occhi di Dio, perché: “ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole” (Lc 16,15). Dio non guarda ciò che hai, ma ciò che sei. Egli non ha occhi sui tuoi beni, ma sulla tua fedeltà. Per Gesù la fedeltà nel poco, sono quei poveri che lo seguono. I piccoli, oggetto della sua lode al Padre, perché via che rivela il Regno. “Beati voi poveri, guai a voi ricchi” (Cf. Lc 6,20ss). Gesù aveva messo in chiaro questo, fin dall’inizio del suo ministero messianico. Non si tratta di una distinzione sociale, ma di una lettura del cuore dell’uomo. La povertà evangelica è disponibilità della vita ad accogliere la ricchezza dell’amore di Dio, l’unico che ci fa suoi amici sulla terra e riconoscibili in cielo, non perché abbiamo accumulato titoli, onori, competenze, ma perché è lui il povero, che ci accoglierà nelle dimore eterne. Come sulla terra egli ha abitato la povertà della nostra carne mortale, se noi lo riconosciamo nei poveri, egli ci farà abitare nella “dimora” della sua divinità Maestro dove dimori? Fu la prima domanda posta da discepoli in ricerca e senza via. “Venite e vedrete!” Cf. Gv 1,38-39), fu la risposta di colui che avrebbe definito la sua persona: “la via la verità e la vita” (Gv 14,6).
Cari fratelli e sorelle questi giorni di grazia ci aiutino ad “amministrare” secondo il progetto di Dio le nostre vite e quelle degli altri, memori che i testimoni che ci hanno preceduto, oggi ci accompagnano con la loro intercessione. Ai nomi che Paolo ricorda nella conclusione della sua Lettera ai cristiani di Roma, noi possiamo legare quelli dei santi diaconi martiri lucani, dei tanti nostri confratelli che il Signore ha già chiamato con sé. Anche noi come Paolo siamo grati di quella ricchezza che il Signore ha posto nelle nostre mani: il santo Popolo di Dio. Noi lo serviamo con la pazienza di Cristo e con la grazia che viene dalla sua Parola, per mezzo della quale: “l’eterno Dio che ha preso dimora tra noi, è annunziato a tutte le genti perché giungano all’obbedienza della fede” (Cf. Rm 16,26).



